Lo spazio

La storia del Funaro nasce nel 2003, prima di approdare in via del Funaro, e racconta di un viaggio partito dalla passione per il teatro e proseguito grazie alla volontà e all’impegno di tutte le persone coinvolte.

Nasce in un ex scuola di danza, in via Borgo Viterbo dove abbiamo programmato laboratori e workshop intensivi. A poche centinaia di metri da quella sede ci aspettava l’attuale Funaro: un’area quasi abbandonata in pieno centro storico, in parte adibita ad attività artigianali e in parte a magazzini. Il suo profilo si affacciava sulla strada con l’andamento tipico dei capannoni: vecchi portoni di legno, lunette con inferriate rugginose, un cancello affacciato su un cortile abbandonato. Era sempre stato lì e un giorno abbiamo scoperto che era in vendita: improvvisamente i nostri sguardi lo hanno visto per quello che poteva diventare e ancora non era.


Sogni e proposte si sono intrecciati sulle carte catastali e l’architetto Gianluca Mora di Parma è stato incaricato di curare il progetto con la direzione di Alberto Vescovi. Andres Neumann, produttore teatrale di fama internazionale, Enrique Vargas, fondatore e anima del Teatro de los Sentidos di Barcellona e Jean-Guy Lecat, stretto collaboratore di Peter Brook, sono stati coinvolti nel progetto per garantirne l’organicità.

 

Nel novembre 2005 è stato organizzato il primo incontro esplorativo di tutti i collaboratori dell’associazione del nuovo centro, alla presenza di Enrique Vargas. Un laboratorio incentrato sulla memoria del luogo e sull’immaginario inteso come trasformazione dello spazio. Abbiamo fatto ricerche storiche, ascoltato i racconti delle persone del quartiere, fotografato tutti i particolari e gli oggetti all’interno dei capannoni per non perdere la memoria di ciò che fu. Abbiamo fantasticato in piena libertà sul nostro “Funaro”, giocando come i bambini con le costruzioni colorate.

 

Il tema fondamentale emerso da questo momento di lavoro è stata la “conservazione”: si è manifestato il desiderio di mantenere il Funaro quasi come era stato trovato, intervenendo il meno possibile, per rispettare la sua storia, lasciare che fossero le sue mura a parlare. L’imperativo è dunque diventato quello di adeguare noi stessi al luogo e non viceversa, come normalmente accade in ogni progetto di ristrutturazione.

 

In seguito abbiamo coinvolto Jean-Guy Lecat, fra i più competenti e ispirati professionisti dello “spazio teatrale”. La straordinaria esperienza maturata da Lecat in un trentennio di lavoro a stretto contatto con Peter Brook, ci ha aperto a un’altra prospettiva, opposta a quella di Vargas: le esigenze di chi abiterà lo spazio.

Gianluca Mora e Alberto Vescovi sono stati l’anello di congiunzione indispensabile tra le due sponde, le figure che hanno consentito una mediazione armoniosa.

 

Dopo quattro anni, nel Settembre 2009 apriva al pubblico il Funaro Centro Culturale, un complesso edilizio di 900 mq che comprende oltre agli uffici, una sala teatrale, due sale prova, una caffetteria, una biblioteca, un magazzino e una residenza oltre agli uffici e ad altri spazi sia coperti che all’aperto.

Il Funaro è il risultato delle preziose esperienze che abbiamo avuto la fortuna di vivere con queste grandi personalità. La loro saggezza e la loro disponibilità sono state strumento fondamentale per creare e definire il progetto e la sua “casa”.